
Il presente studio si concentra sul ruolo del linguaggio e della scienza nella teoria della conoscenza di Ernst Cassirer. L’interpretazione data della posizione di Cassirer e di stampo costruttivista: il linguaggio e inteso come sistema complesso di segni arbitrariamente prodotti dalla mente umana per conferire senso e significato al mondo. La concezione cassireriana è anzi presentata alla stregua di un modello ideale per quel filone dell’epistemologia contemporanea che vuole affermare il pluralismo, tenendosi tuttavia a distanza dalle tentazioni scettiche, relativiste e soggettivistiche del nostro tempo.
H.J. Sandkühler: «Oggetto di queste pagine sarà la Filosofia delle forme simboliche di Ernst Cassirer o, per meglio dire, la sua teoria della conoscenza. La prospettiva sistematica in cui s’inserisce questa rilettura di Cassirer e quella di una anti-ontologia. Prima di esporre le mie considerazioni in merito, vorrei portare l’attenzione su due precondizioni storiche: si tratta di due rivoluzioni copernicane. La prima ha luogo in filosofia ed e legata al nome di Immanuel Kant. Ernst Cassirer elabora la propria prospettiva filosofica seguendo le orme di Kant e del Neokantismo. La seconda ha luogo a partire dalla meta del XIX secolo all’interno delle scienze della natura. La filosofia di Ernst Cassirer e legata alla matematica e alla...

Questo libro ormai storico di Enzo Paci (1911-1976) - la data di pubblicazione risale al 1938 - merita di essere riletto per due motivi: è un ampio e approfondito contributo, di un giovane studioso, nel panorama delle interpretazioni del pensiero platonico (che aveva conosciuto un notevole sviluppo nei primi decenni del secolo scorso, specie in Germania) ed è un lavoro in cui cominciano a emergere alcuni tratti della peculiare "filosofia della relazione" elaborata da Paci nel corso della sua ricerca filosofica.
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PREFAZIONE "La civiltà europea sempre, nei suoi momenti di più alta tensione, o di potenza o di crisi, ha sentito il bisogno di guardarsi, di valutarsi, e, questa valutazione, non può essere stata che lo sguardo al passato, il ritrovare la...

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[ M. Visentin, Il neoparmenidismo italiano I - intervista, 2003 ]
È uscito il secondo volume de Il neoparmenidismo italiano. Il sottotitolo suona: Dal neoidealismo al neoparmenidismo. Un programma disorientante se si tiene ferma la bussola della storiografia filosofica in Italia. Vorrei allora porre l’attenzione in primo luogo sull’aspetto più originale e, immagino, più contestato della tua tesi: il neoparmenidismo come nota dominante della filosofia italiana che va da Croce e Gentile a Guido Calogero e a Luigi Scaravelli, fino a Gennaro Sasso. La tua tesi è che la filosofia italiana è legata a un fondo...

di Gianluca Miligi
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Introduzione. Trascorso ormai più di un ventennio dalla caduta del Muro di Berlino, la democrazia non ci pare certo in buone condizioni, soffre quantomeno di una forte crisi di identità. Fine delle ideologie totalitarie, periodo di pace mondiale, esportazione del sistema democratico in Paesi “politicamente arretrati”, almeno secondo le formule più in voga: il problema è che tutto ciò, posto che fosse possibile, non è avvenuto in quanto doveva essere soltanto la facciata ideologica e propagandistica di tutt’altri, complessi, fenomeni geopolitici. Quindi un dato di partenza, centrato da punti di vista opposti, è che la democrazia versa in uno stato “aporetico”: «Nel mondo del dopo Guerra fredda il concetto...

Dibattito: addio al postmoderno?
Tra postmoderno e metafisica
Il dibattito tra Gianni Vattimo e Maurizio Ferraris parte dalla domanda se la verità sia un antidoto al potere populistico e autoritario o se, al contrario, essa stessa, la verità, sia una forma del potere populistico e autoritario.Nella tesi di Vattimo la verità è un prodotto del potere. Questo significa però dire che la verità, che è un prodotto del potere, non è la verità. Il potere fabbrica una verità, che dunque non ha le caratteristiche della verità. La premessa di Vattimo (o la conseguenza, fa lo stesso) è che la verità stessa, però, non esiste. Ora, lasciando a Vattimo l’argomentazione (il quid iuris) della tesi che sostiene che “la verità non esiste”, resta che,...

UN'INTERVISTA a Slavoj Žižek. Come accade per molti pensatori alla moda, anche Žižek interessa, più che come interprete dei fenomeni sociali, come fenomeno sociale da interpretare. Filosofo di quelli che mescola la critica sociale alla deduzione trascendentale di Kant, Slavoj Žižek è una star. E se lo è ci deve essere una ragione. Definirlo una star, però, equivale a metterlo in cattiva luce. Lo dice lui stesso, con qualche sottigliezza, nell'intervista (sotto) che ha rilasciato a un intelocutore poco benevolo. O forse molto benevolo. E' difficile decidere infatti (ambiguità tipica dei media), se l'intervista lo mette in cattiva luce, oppure se, creandogli l'aureula (sempre utile) dell'enfant terrible del mondo intellettuale, non lo favorisca. Ma terrible perché? New Republic lo ha...

Gesù non era cristiano. Era un ebreo osservante, rimasto tale fino alla morte, che mai avrebbe immaginato di dar vita a una nuova religione e meno che mai di fondare una «Chiesa». Per rendersene conto basta leggere con attenzione e soprattutto per intero il Nuovo Testamento, che la maggior parte dei fedeli conosce invece solo attraverso gli stralci letti durante la messa. Nelle pagine che seguono faremo perciò parlare soprattutto le fonti canoniche, che per i credenti sono parola di Dio.
Gesù non si è mai sognato di proclamarsi il Messia, e se qualcuno degli apostoli ha ipotizzato che fosse «Cristo» (traduzione greca dell’ebraico meshiah e dell’aramaico mashiha, «unto») lo ha fulminato di anatema. All’idea di essere considerato addirittura «Dio vero da Dio vero, generato, non creato, della stessa sostanza del...

La crisi economica moltiplica i libri su Marx. Ma non c'è un ritorno a Marx. Semplicemente perché il pensiero di Marx non ci ha mai lasciati e fa parte invece del nostro bagaglio di attrezzi per la lettura della realtà. Fa parte integrante della nostra cultura. Non solo, Marx ci accompagnerà per molto tempo ancora. Altro discorso è affermare, in modo naif, che Marx "avesse ragione", nel senso che la sua filosofia possa essere davvero una risposta complessiva a tutto. Se un ritorno a Marx esiste, è semplicemente nei termini della scoperta (da parte della cultura delle terze pagine, e dei media) che egli non è il Male, che non è un pensatore mostruoso, da negare in ogni senso, da tener lontano dalla lettura dei giovani. Posizione opposta, speculare e identica (nella sostanza) a quella del marxismo...
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L'Essere di Parmenide:
il Poema e due
interpretazioni
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Martin Heidegger
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(english subtitled)
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Roberto Esposito
Intervento al convegno "Liberalismo e democrazia" vai al video
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Emanuele Severino
"Ragione, fede, verità" (1h 09')
["Abitatori del tempo" 2008, a cura di R. Lissoni]
