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E.Cassirer, Kants Leben und Lehre,
1918 & 1921 (Vita e dottrina di Kant)
di Fausto
Fraisopi
Qualora si dovesse indicare un testo che sintetizzi magistralmente le
problematiche genetiche e quelle più schiettamente teoretiche della
filosofia trascendentale kantiana, il pensiero andrebbe subito al testo
di Cassirer che qui presentiamo. L'opera, pubblicata come volume (XI)
di commento e introduzione all'edizione completa delle opere kantiane
curata dallo stesso Cassirer, si propone essenzialmente due fini: il primo,
quello di "mostrare una via che dalla periferia del sistema critico
conduce al suo centro, dalla molteplicità delle questioni specifiche
a una libera visione d'insieme comprendente il tutto del pensiero kantiano";
il secondo, quello "di non perdersi nella congerie dei problemi speciali
che la dottrina di Kant presenta dovunque, ma quella di far risaltare
in concentrazione energica il solo disegno del sistema e le grandi linee
decisive della costruzione concettuale kantiana"(p. 3). Entrambi
i fini risultano egregiamente conseguiti soprattutto nel caso in cui si
legga l'opera cassireriana in itinere, nel difficile esercizio dello studio
dell'opera kantiana, nel caso in cui non ci si ponga dinnanzi ad essa
come quei lettori "che con Kant e con la sua dottrina credano di
aver già finito"(Ibid.).
Ciò che conferisce, a nostro avviso, altra qualità al testo
è non solo il lavoro filologico compiuto da Cassirer nell'edizione
delle Immanuel Kants Werke che soggiace alla stesura del testo, ma l'apporto
teoretico che l'opera conferisce alla riflessione di qualsiasi lettore,
proveniente dall'intera opera cassireriana che in Kant individua proprio
il suo interlocutore preminente.
Ciò tuttavia non impedisce all'autore di delineare e di caratterizzare
con perfezione stilistica la personalità di Kant, il suo carattere,
l'approccio del filosofo di Königsberg al proprio studio e alla professione
accademica di docente: "Qui non si può trattare - afferma
Cassirer - della semplice narrazione di vicende e fatti esteriori; il
vero fascino e la vera difficoltà consisterebbero nello scoprire
e mettere in evidenza la 'forma di vita' che corrisponde a tale forma
della dottrina". Infatti "il rapporto tra 'forma di dottrina'
e 'forma di vita' in Kant non si può cogliere nemmeno come se la
seconda fosse solo la portatrice, il recipiente passivo della prima".
"Nell'esistenza di Kant - si aggiunge - non è solo il pensiero
a sottomettere la vita a sé nel proprio contenuto oggettivo e nella
propria 'verità' oggettiva; ma dalla vita, a cui dà la sua
forma, esso riceve a sua volta la forma propria della vita"(p. 8).
Proprio entro questi due termini, "forma di dottrina" e "forma
di vita", si snoda il percorso dell'analisi, scandito in sette lunghi
ed approfonditi capitoli, di cui i primi due, La giovinezza e gli studi
e Gli anni di magistero e gli inizi della dottrina kantiana, tendono a
delineare tanto la genesi del pensiero critico attraverso il periodo "pre-critico",
quanto della personalità del giovane Kant, affrontando quell'iter
formativo che conduce il pensatore - e l'uomo - alla formulazione del
problema critico fondamentale.
Successivamente i capitoli che vanno dal terzo al sesto si impegnano a
sviluppare i problemi intrinseci allo svolgimento della questione critica,
quello della fondazione della conoscenza teoretica e della sua ricezione
(capp. III e IV), quello della "costruzione dell'etica critica"
(cap. V), quello, altrettanto fondamentale, del conferimento di un'unità
architettonica ed intelligibile al sistema della filosofia trascendentale
sviluppato nel decennio che intercorre tra il 1781, anno di pubblicazione
della Critica della ragion pura, ed il 1790, anno di pubblicazione della
Critica della facoltà di giudizio. L'ultimo capitolo, il settimo
(Ultimi scritti e lotte) è dedicato all'esposizione dell'impegno
kantiano nella difesa dell'autonomia del pensiero critico e nella ri-meditazione
delle questioni teoretiche emerse dalla fondazione della conoscenza teoretica
e dall'impostazione del problema sistematico.
Attraverso questa partizione dell'opera, l'evoluzione del pensiero kantiano
nella sua prospettazione diacronica emerge nella sua unità sincronica
intelligibile, nell'affinità tematica che accomuna i primi studi
di Kant e gli ultimi sviluppi del suo pensiero, in particolare dell'interesse
teoretico-scientifico e di quello etico-politico. Se infatti nel decennio
critico Kant vive "in sé nel senso più pieno e profondo
quello che anche ai più grandi di solito è concesso solo
nei periodi felici della giovinezza e della maturità: l'ininterrotto
crescere su sé stessi", l'interesse fondamentale del pensiero
kantiano, ovvero quello di una configurazione enciclopedica del sapere,
si sviluppa già nel cosiddetto periodo "pre-critico"
e proprio attraverso questo stato di gestazione viene a conferire quell'impulso
radicale che verrà a concretizzarsi nelle tre Critiche.
Il pensiero filosofico kantiano, che si accentra progressivamente nel
concetto di umanità - non intesa in senso antropologico ma sostanzialmente
cosmico - rinviene nell'esposizione cassireriana un'esposizione unica,
coesa e nello stesso tempo agile, una guida conduttrice nello studio più
che un'introduzione preliminare o un'opera conclusiva. Proprio in ciò,
se ci è concesso, è possibile rinvenire l'aderenza del testo
al proprio difficile oggetto ed impervio territorio, il pensiero critico,
un'aderenza che si sviluppa soprattutto nel concetto di attenzione critica,
nell'intenzione di non lasciare alcun aspetto del pensiero kantiano in
ombra, intenzione che conferisce all'opera uno statuto sì problematico
ma avvincente.
Ciò che differenzia il testo da molti altri testi introduttivi,
al di là della consistenza filosofica del proprio autore, consiste
nell'educare il lettore al ritmo dell'argomentazione kantiana, al suo
procedere deciso e poderoso ed allo stesso tempo problematico ed aperto
a nuovi sviluppi, ma soprattutto a correzioni e ri-meditazioni di carattere
radicale: ecco il motivo per cui il testo, come sostiene lo stesso Cassirer,
risulta confacente a quei lettori che con Kant non abbiano già
'finito' ma che intessano con lui una discussione costante e crescente,
che rivolgano al pensiero critico un'interrogazione radicale sì,
ma sempre disponibile alla propria messa in questione. Il carattere sempre
aperto della domanda, caratterizzando tanto il procedere filosofico kantiano
- anche al di là dell'impostazione sistematica del pensiero critico
- quanto l'esposizione cassireriana, educa il lettore e lo studioso nel
difficile compito di ricondurre l'evoluzione diacronica del pensiero del
filosofo di Königsberg all'interno dell'ampio orizzonte di questioni
che la filosofia critica coinvolge e sviluppa: un tale compito, infatti,
consente di far interloquire le istanze della filosofia kantiana, tanto
a livello teoretico-gnoseologico quanto a livello morale-politico sia
con l'epoca in cui vengono proposte e con la quale si pongono in discussione,
sia con le istanze avanzate dal pensiero occidentale nella sua interezza.
Il "continuo crescere su sé stessi" del pensatore e dell'uomo
Kant conduce e costringe il lettore della sua opera a proiettare tanto
prospettivamente quanto retrospettivamente l'importanza della questione
fondamentale del pensiero critico Come sono possibili giudizi sintetici
a priori? sia al suo periodo di gestazione sia al periodo in cui essa
subisce, se non una radicale deviazione, senz'altro un notevole ampliamento.
Proprio nei costanti e sapienti rimandi all'intera opera kantiana, Cassirer
induce nel lettore la necessità di questa duplice operazione, ponendo
in rapporto, ad esempio, la Critica della facoltà di giudizio con
la Storia universale della natura e teoria del cielo, il problema etico
della Critica della ragion pratica con quello della Nova dilucidatio ecc..
In questa esposizione, come ovvio, la Critica della ragion pura assume
il ruolo di spartiacque del pensiero critico, divisibile, senza particolari
perplessità, tra una periodo ante Criticam e un periodo post Criticam.
Nel capitolo III (uno dei più riusciti capitoli dell'opera insieme
al VI), in cui Cassirer affronta il difficile onere di esporre un cambiamento
che non è solo stilistico ma anche e soprattutto speculativo, il
lettore dispone di un contributo allo stesso tempo stilisticamente elegante
- cosa assai difficile considerando l'oggetto in questione - e teoreticamente
fondamentale per la comprensione della svolta del pensiero kantiano. Analogamente
il capitolo sulla terza Critica, il sesto, ripropone, forse come nessuno
aveva fatto da Hegel in poi, sia i problemi della terza critica in particolare,
sia i molteplici problemi del pensiero critico che in essa convergono,
in una chiave di lettura insolita per la letteratura kantiana, ma proprio
per questo eloquente: l'istanza di sistematicità del sistema della
filosofia trascendentale. Tale chiave di lettura, infatti, laddove non
sia unilateralmente immedesimata al tentativo di unificazione di "natura"
e "libertà", fornisce la chiave di lettura fondamentale
- a nostro modesto avviso - del tentativo kantiano di "interrogarsi
su" , ed interrogare la rappresentazione in genere; un tentativo
che nell'istanza di sistematicità ritrova la necessità di
pervenire ad una interrogazione radicale circa la natura rappresentativa
del pensiero, circa quell'entità difficile e sfuggente che si colloca
sotto il concetto di Vorstellung.
Allora non stupisce il fatto che proprio Cassirer sviluppi questa sensibilità
nei confronti del pensiero kantiano, che, pur restando sempre aperta ad
un'esposizione "didattica", la arricchisce ed arricchisce il
suo studio con spunti altamente teoretici e consente, soprattutto, di
accentrare l'intero problema della filosofia critica sulla problematicità
del rapporto tra metafisica e ontologia.
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