Repubblica 1/10/02
Il libro inavvertitamente scivola verso un'istruttoria
sommaria
Il colpevole si alzi in piedi
Giunti al termine delle oltre mille pagine
del libro, i lettori che avranno saputo vincere l'inevitabile senso
di stanchezza troveranno un premio alla loro fatica. Un'appendice intitolata
"Come si costruisce l'innocenza di Nietzsche. Editori, traduttori
e interpreti". Si tratta di una dietrologia in cui si vorrebbe
smascherare come Giorgio Colli e Mazzino Montinari con la loro edizione
critica, complice Adelphi, avrebbero contribuito a purificare e monumentalizzare
Nietzsche. Mediante una occulta regia essi avrebbero orchestrato varianti
testuali, scelte di traduzione, omissioni e perfino la distribuzione
degli apparati critici in modo da coprire le nefandezze ideologiche
del povero Nietzsche. Insomma, un atteggiamento non poi così
diverso da quello che solitamente viene rimproverato alla sorella Elisabeth.
Losurdo sa bene che le cose non stanno così. Sa bene che l'edizione
critica delle opere, dei frammenti postumi e delle lettere di Nietzsche
curata da Colli e Montinari è una delle grandi imprese filologiche
del Novecento. Ma evidentemente Nietzsche non gli piace. E soprattutto,
praticando una storiografia marxista impegnata, secondo un metodo che
ricorda da vicino quello del vecchio Lukács, e di molta bibliografia
prodotta nella ex DDR, s'è lasciato prendere la mano nella ricerca
dei colpevoli. Che ovviamente non esistono. Ma si sa, lo storico armato
di ideologia ha già predeterminato le sue conclusioni e le sue
vittime.
Leggo e mi domando: che cosa vuol dire "costruire l'innocenza di
Nietzsche"? Evidentemente si sottintende che Nietzsche non fosse
innocente. Che fosse colpevole. E di che cosa mai dovrebbe essere colpevole
un artista che sapeva usare solo la penna? Questo geniale e infelice
scrittore che ci ha regalato capolavori entrati nella letteratura mondiale?
Ma non basta. Per Losurdo c'è qualcuno che, volendo subdolamente
coprirne la colpevolezza e ricostruirne la verginità, si sarebbe
reso a sua volta colpevole. Anzi, doppiamente e pervicacemente colpevole.
Di colpevolezza in colpevolezza, dalla storia Losurdo ci trascina senza
tanti passaggi in tribunale. Un tribunale fondamentalista in cui fa
sedere come imputati Nietzsche, e insieme a lui Colli e Montinari. Così,
più che una ricostruzione scientifica condotta sine ira et studio
sembra di avere sotto gli occhi l'atto finale di un processo di inquisizione.
In cui tra l'altro, l'inquisitore, presenta prove pretestuose o inesistenti,
come il lettore - se non se ne è già andato - potrà
verificare. Ma il vero paradosso è che - come si sa - ciò
che fu costruito non è stata l'innocenza di Nietzsche. E' stata,
semmai, la sua colpevolezza.
In questa faccenda, periodicamente e sistematicamente, si tira fuori
un'accusa tanto antipatica quanto ipocrita e infondata, che anche Losurdo
cavalca: quella di antisemitismo. Com'è noto, Nietzsche si confrontò
con la questione ebraica nei termini e in riferimento al dibattito di
allora. Sappiamo come finì il suo rapporto con l'antisemita Wagner.
Sappiamo che gli antisemiti dell'epoca non lo consideravano certo uno
di loro. Anzi, era ritenuto piuttosto un difensore degli ebrei. Dühring
addirittura lo apostrofava come un "tipo giudaico, e certo uno
dei più puzzolenti e insolenti". Insomma, accuse in questa
direzione sono chiaramente strumentali e pilotate verso finalità
ideologiche.
In ogni caso una cosa è certa. Oggi noi possiamo leggere e studiare
l'opera di Nietzsche senza temere imbrogli e contraffazioni proprio
grazie all'edizione di Colli e Montinari e alla loro ricostruzione cronologica
dei testi, di cui il mondo ci è grato. Invece lo storico che
si ostina a voler capire più di quel che c'è da capire
capisce meno di tutto.