Belfagor, novembre 2002
Intervista immaginaria
NIETZSCHE, L'INNOCENZA E L'INDIGNAZIONE
- Come spiega le reazioni di "Repubblica"
del 1° ottobre alla Sua noterella belfagoriana del 30 settembre
sui guasti dell'ermeneutica dell'innocenza?
- Non so spiegarmele compiutamente. Dedicarmi, con grande tempestività,
due pagine centrali del quotidiano con tre firme autorevoli e
altrettante bolle di scomunica, tutte impegnate a chiarire che
non vale in alcun modo la pena di occuparsi delle mie tesi: questa
è una plateale contraddizione performativa, come sa anche
un semplice studente di filosofia.
- Il Suo ricorso ai tecnicismi filosofici conferma l'accusa che
Le viene rivolta di sordità e cecità rispetto al
fascino musicale e artistico di Nietzsche.
- Per la verità, mi sono preoccupato di segnalare certe
note stonate. Con una metafora seducente, Nietzsche definisce
Crepuscolo degli idoli una "scappatella" (Seitensprung)
che contravviene alle regole consuete del discorso filosofico.
Nella traduzione italiana ci imbattiamo invece in una sorta di
inedita disciplina sportiva: il "salto di lato"
Sono mende forse difficilmente evitabili in un lavoro di traduzione
così ampio, ma il testo da me pubblicato su "Belfagor"
intende per l'appunto fornire anche un "possibile contributo
al miglioramento della versione italiana dell'edizione Colli-Montinari".
- In realtà, a questa versione Lei rimprovera soprattutto
fraintendimenti e rimozioni politiche.
- Sì, su di essa pesano negativamente la confusione tra
"civiltà" e "civilizzazione", nonché
le metamorfosi del finanziere ebraico che da "apolide"
si trasforma in "apolitico", della "casta"
che si ingentilisce in "classe", dell'"allevamento"
che si sublima in "educazione", del "trattamento
dei malati" che, scrollatosi di dosso il suo sinistro significato
eugenetico, si trasfigura in amorevole "cura dei malati".
Sono le sviste di una lettura destoricizzante: correggerle non
può che essere di giovamento per tutti.
- Ma il Suo non è uno storicismo obsoleto?
- Mentre leggono in chiave metaforica la tesi della schiavitù
quale fondamento dell'arte e della civiltà, gli ermeneuti
dell'innocenza invitano a interpretare in chiave "descrittiva"
la celebrazione dell'"umanità ariana, assolutamente
pura, assolutamente originaria". Difficilmente conciliabili,
queste due metodologie tradiscono lo sforzo di rimuovere o neutralizzare
le pagine più inquietanti di Nietzsche.
- Dobbiamo allora considerarlo un cane morto?
- Al contrario, solo a partire dal riconoscimento del radicalismo
reazionario nel nostro filosofo possiamo comprendere la sua grandezza
e persino la sua attualità.
- Vedo che Lei ama i paradossi.
- Non si tratta di questo. Nietzsche sottolinea la necessità
della schiavitù negli anni in cui le grandi potenze impegnate
nell'espansione coloniale agitano la bandiera dell'abolizionismo
e dell'universalismo umanitario. Bismarck così si rivolge
ai suoi collaboratori: "Non sarebbe possibile reperire dettagli
raccapriccianti su episodi di crudeltà?" Sull'onda
dell'indignazione morale da essi suscitata sarebbe stato poi agevole
bandire la crociata contro l'Islam schiavista. Si potrebbe commentare
con Al di là del bene e del male: "Nessuno mente tanto
quanto l'indignato". E' un motto a me caro e da me già
citato nel corso di un intervento su "Belfagor" del
30 novembre 2001 contro l'odierna ideologia della guerra (I due
fondamentalismi). Una critica della "guerra umanitaria"
e dell'"imperialismo dei diritti umani" non può
prescindere dalla lezione di Nietzsche.
- Oltre che storicistica, la Sua lettura è decisamente
politicizzata!
- L'alternativa è leggere come un'innocente metafora l'inno
che Nietzsche scioglie alla schiavitù quale fondamento
dell'arte e della civiltà. E' un momento storico in cui
sono ancora vivi gli echi della guerra di Secessione, l'istituto
della schiavitù è sancito per legge, ad esempio,
in Brasile, e in Occidente infuria lo scontro tra abolizionisti
e anti-abolizionisti: gli ermeneuti dell'innocenza "salvano"
il filosofo attribuendogli di fatto una limitata capacità
di intendere e di volere.
- In conclusione?
- Mentre per un verso, in sintonia con la cultura e la politica
del suo tempo, tuona contro la "sdolcinatezza" e invoca
"la "barbarie" dei mezzi", allorché
si tratta di mantenere "il dominio sopra i barbari",
per un altro verso Nietzsche getta luce sui processi ideologici
chiamati a legittimare questi orrori del suo e del nostro tempo:
chi dovesse trovare troppo complicato tutto ciò farebbe
bene a scegliersi un autore più "semplice".