La Stampa, 23 dicembre 2002
Parolaio
Umano, troppo umano. Sulla rivista Belfagor
il filosofo Domenico Losurdo torna a denunciare quella che bolla
come imperdonabili pecche della versione italiana degli scritti
di Friedrich Nietzsche "dell'edizione Colli-Montinari".
Contesta che, per annacquare l'aspro e politicamente sulfureo
pensiero nietzschiano, nell'edizione italiana l'originale "trattamento
dei malati" è diventato, scrollatosi di dosso il suo
sinistro significato eugenetico, un'amorevole "cura dei malati".
Nota inoltre "la metamorfosi del finanziere ebraico che da
"apolide" si trasforma in "apolitico" e quella
dell'"allevamento" che si sublima in "educazione".
Variazioni importanti, oppure irrilevanti e inessenziali? Domande
legittime. Come appaiono legittime "le reazioni di Repubblica
del primo ottobre" alla precedente notarella di Losurdo apparsa
sempre su Belfagor. Con un dettaglio, effettivamente un po' bizzarro:
"dedicarmi, con grande tempestività, due pagine centrali
del quotidiano con tre firme autorevoli e altrettante bolle di
scomunica, tutte impegnate a chiarire che non vale in alcun modo
occuparsi delle mie tesi: questa è una plateale contraddizione
performativa, come sa anche un semplice studente di filosofia".
Performativa o non performativa, la contraddizione appare davvero
plateale e macroscopica. Cosa c'è sotto? E sopra, di dietro,
di fianco, vicino e lontano?